Dalla via al metodo

Nota storico-filologica su un motto morale

La formula «meglio zoppicare per la strada giusta che correre in quella sbagliata» appartiene a una tradizione più precisa di quanto non sembri a prima vista. Non è un semplice invito alla prudenza, né un elogio generico della lentezza. Il suo nucleo è più severo: il valore del movimento dipende dalla rettitudine della via, non dall’energia del passo. Il contrasto decisivo, perciò, non oppone il lento al rapido, ma l’orientamento corretto alla forza mal diretta. In questa forma, il motivo emerge con particolare nettezza in Agostino, viene chiarito da Tommaso d’Aquino e riappare in Bacon ormai trasposto sul terreno del metodo.

Il primo punto fermo è agostiniano. Nel Sermo 141, commentando Giovanni 14,6, Agostino scrive: «Melius est enim in via claudicare, quam praeter viam fortiter ambulare». (1) La traduzione più fedele è: «È meglio zoppicare sulla via che camminare con vigore fuori via.» In un altro luogo, il Sermo 169, la stessa struttura ricompare in forma ancora più scarna, quasi proverbiale: «Melius it claudus in via, quam cursor praeter viam». (2) Il dato conta, perché mostra che non siamo di fronte a un’immagine occasionale, ma a una piccola costante del lessico agostiniano. La nozione decisiva è in via: non la qualità atletica del procedere, ma il fatto di restare nella via.

Il contesto, tuttavia, impedisce ogni banalizzazione. In Agostino la via non è ancora, anzitutto, una metafora morale generica, né la semplice “strada giusta” dell’esperienza comune. È la via di Giovanni 14,6, cioè la via cristologica: «Ego sum via, et veritas, et vita.» Per questo la massima non oppone semplicemente cautela e fretta. Oppone, più radicalmente, il permanere nella verità della via all’illusione di un movimento vigoroso ma già fuori strada. Non viene lodata la debolezza; viene detto che un passo imperfetto, se resta nella via, ha più verità di una forza che procede praeter viam. È già, in nuce, una teoria del primato dell’orientamento sul rendimento.

Con Tommaso d’Aquino il motivo viene non soltanto ripreso, ma portato a una chiarezza quasi scolastica. Nel commento a Giovanni 14, dopo aver richiamato il detto agostiniano, Tommaso aggiunge: «Nam qui in via claudicat, etiam si parum proficiscatur, appropinquat ad terminum; qui vero extra viam ambulat, quanto fortius currit, tanto magis a termino elongatur.» (3) Vale a dire: chi zoppica sulla via, anche se progredisce poco, si avvicina al termine; chi invece corre fuori via, quanto più accelera, tanto più si allontana dal termine. Qui il movimento del motto si fa concettualmente trasparente. Non è più solo un’immagine morale efficace; diventa una formula teleologica minima. Il criterio del valore non è l’intensità del moto, ma il suo rapporto con il terminus. Tommaso, per così dire, esplicita ciò che in Agostino era già perfettamente presente, ma ancora affidato alla forza dell’immagine.

In Bacon la struttura riappare entro un paesaggio ormai del tutto mutato. Nel Novum Organum si legge: «Claudus enim (ut dicitur) in via antevertit cursorem extra viam.» (4) La resa più semplice è: «Lo zoppo sulla via precede il corridore fuori via.» L’inciso ut dicitur è prezioso: Bacon non presenta il motto come propria invenzione, ma come un detto già circolante. Tuttavia il suo uso non è affatto neutro. La via non è più qui la via cristologica, bensì la via corretta dell’indagine; e il corridore fuori via non è più soltanto una figura morale, ma il simbolo dell’ingegno che, privo di metodo, sbaglia tanto più quanto più è rapido. Il motivo, insomma, resta identico nella sua ossatura, ma cambia regime: da teologico diventa metodologico, da spirituale si fa epistemologico.

Proprio per questo conviene distinguerlo dalla famiglia, solo apparentemente vicina, di festina lente. Il motto attribuito ad Augusto da Svetonio, passato nella forma latina festina lente, appartiene a una diversa sapienza della condotta: invita ad agire presto ma con cautela, cioè governa il rapporto fra urgenza e prudenza. Il motivo agostiniano-tomista-baconiano dice qualcosa di più preciso e, per certi versi, di più severo: non semplicemente che la fretta è cattiva consigliera, ma che la rapidità stessa perde valore se viene sottratta alla rettitudine della via. Se festina lente insegna a non confondere velocità e precipitazione, melius in via claudicare insegna a non confondere il movimento con la verità del cammino. Le due costellazioni si toccano, ma non coincidono. (5)

Da questo punto di vista, la formula «meglio zoppicare per la strada giusta che correre in quella sbagliata» può essere letta come una riappropriazione moderna particolarmente riuscita di quella tradizione. Non ne ripete servilmente la lettera, ma ne conserva l’architettura. Anzi, sotto certi aspetti la porta a una limpidezza quasi aforistica: da un lato il difetto del passo, zoppicare; dall’altro l’eccesso della velocità, correre; da una parte la strada giusta, dall’altra la strada sbagliata. Ciò che nei testi antichi era legato alla via teologica o al terminus teleologico viene qui restituito alla lingua dell’esperienza morale comune, senza per questo perdere densità. È forse proprio questo il segno della lunga sopravvivenza di certi motti: non soltanto il fatto di essere trasmessi, ma il fatto di poter essere rifatti, quasi ritrovati, da chi ne faccia esperienza nel proprio cammino.

Note

1 Agostino, Sermo 141: «Melius est enim in via claudicare, quam praeter viam fortiter ambulare.»

2 Agostino, Sermo 169: «Melius it claudus in via, quam cursor praeter viam.»

3 Tommaso d’Aquino, Super Evangelium S. Ioannis Lectura, cap. 14, lectio 2: «Nam qui in via claudicat, etiam si parum proficiscatur, appropinquat ad terminum; qui vero extra viam ambulat, quanto fortius currit, tanto magis a termino elongatur.»

4 Francis Bacon, Novum Organum, I, 61: «Claudus enim (ut dicitur) in via antevertit cursorem extra viam.»

5 Per contrasto, sulla diversa famiglia di festina lente, cfr. Svetonio, Divus Augustus 25.4.

Bibliografia essenziale

Agostino, Sermones 141 e 169.

Tommaso d’Aquino, Super Evangelium S. Ioannis Lectura, cap. 14, lectio 2.

Bacon, Francis, Novum Organum, I, 61.

Svetonio, Divus Augustus 25.4.