Introduzione

Che cosa rende “democratica” una procedura decisionale? Oltre alle istituzioni specifiche (parlamenti, elezioni, referendum), esiste un nucleo procedurale minimo che caratterizza la democrazia come metodo?

Questo documento presenta un framework assiomatico che identifica quattro condizioni necessarie affinché una procedura decisionale possa dirsi democratica:

  1. Espressione universale: ogni individuo può esprimere un giudizio
  2. Dipendenza dal conteggio: il risultato dipende solo da quante persone esprimono ciascuna opzione, non da chi le esprime
  3. Autonomia di giudizio: i giudizi individuali sono formati liberamente
  4. Assenza di coercizione: ciò che viene espresso corrisponde a ciò che viene effettivamente giudicato

L’aspetto più innovativo del framework è la distinzione formale tra manipolazione (che colpisce la formazione del giudizio) e coercizione (che colpisce l’espressione del giudizio): due fallimenti democratici spesso confusi ma logicamente indipendenti.

Contesto teorico

Teoria della scelta sociale

La social choice theory studia l’aggregazione di preferenze individuali in scelte collettive. Il teorema di May (1952) mostra che per decisioni binarie, la regola di maggioranza semplice è l’unica che soddisfa anonimato, neutralità e responsività positiva.

Limiti: questi modelli assumono come dati gli input individuali (preferenze, voti) senza analizzare: - Se ogni individuo può effettivamente esprimere un giudizio - Se l’espressione è volontaria - Se le preferenze espresse coincidono con giudizi interni formati autonomamente

Teoria democratica normativa

Filosofi politici come Dahl, Christiano e Kolodny enfatizzano: - Uguaglianza politica (equal standing) - Autonomia e autogoverno collettivo - Illegittimità della coercizione e della dominazione

Limiti: queste teorie catturano intuizioni normative essenziali ma mancano di una caratterizzazione formale minimale che isoli il nucleo procedurale della democrazia.

Contributo del framework

Il presente approccio: - Tratta la procedura come funzione matematica da profili di espressioni a esiti collettivi - Rende esplicite condizioni su accesso, aggregazione e libertà individuale - Distingue formalmente tra coercizione (livello espressivo) e manipolazione (livello di formazione del giudizio) - Rimane neutrale rispetto a istituzioni specifiche (maggioranza, rappresentanza, deliberazione)


Sezione 2: L’impalcatura formale (spiegata in dettaglio)

Questa è la sezione più tecnica ma anche più importante del framework. Procediamo per passi.

Passo 1: Gli oggetti di base

Immaginiamo una situazione decisionale. Abbiamo bisogno di tre ingredienti:

Individui: Un insieme finito \(A = \{a_1, a_2, \dots, a_n\}\) di persone.

Espressioni ammissibili: Un insieme \(V\) di possibili espressioni per una data questione. - Esempio binario: \(V = \{\text{sì}, \text{no}\}\) - Possiamo includere un simbolo speciale \(\bot\) per rappresentare la non-espressione (astensione)

Profilo di espressioni: Una funzione che assegna a ogni individuo un’espressione: \[P: A \to V \cup \{\bot\}\]

Dove \(P(a)\) indica ciò che l’individuo \(a\) esprime.

Insieme di regole: Un insieme astratto \(D\) di possibili regole collettive (leggi, decisioni, policy).

Procedura decisionale: Una funzione che trasforma profili in regole: \[\Phi: (V \cup \{\bot\})^A \to D\]

Questa \(\Phi\) è l’oggetto matematico che rappresenta la procedura.

Passo 2: Il conteggio come concetto centrale

Definizione del conteggio: Per ogni profilo \(P\), definiamo: \[C(P)(v) = |\{a \in A : P(a) = v\}| \quad \text{per ogni } v \in V \cup \{\bot\}\]

In parole: \(C(P)\) conta quante persone hanno espresso ciascuna opzione.

Esempio: Con \(A = \{a_1, a_2, a_3, a_4, a_5\}\) e \(V = \{\text{sì}, \text{no}\}\): - Se \(P(a_1) = P(a_2) = P(a_3) = \text{sì}\) e \(P(a_4) = P(a_5) = \text{no}\) - Allora \(C(P)(\text{sì}) = 3\), \(C(P)(\text{no}) = 2\), \(C(P)(\bot) = 0\)

Intuizione: Il conteggio \(C(P)\) è un oggetto più semplice del profilo \(P\). Elimina l’identità degli individui e conserva solo le molteplicità.

Passo 3: Definizione procedurale base

Definizione 2 (forma base): Una procedura \(\Phi\) è democratica se soddisfa:

(i) Espressione universale: Il profilo \(P\) è definito su tutto \(A\). Ogni \(a \in A\) può esprimere un elemento di \(V \cup \{\bot\}\).

(ii) Dipendenza dal conteggio: Per tutti i profili \(P\) e \(Q\): \[C(P) = C(Q) \implies \Phi(P) = \Phi(Q)\]

Interpretazione: - Condizione (i): nessuno è escluso dalla possibilità di esprimersi - Condizione (ii): solo le molteplicità contano, non le identità

La condizione (ii) è equivalente a dire che esiste una funzione \(\psi\) tale che: \[\Phi = \psi \circ C\]

La procedura “fattorizza attraverso il conteggio”: prima conta, poi decide.

Conseguenza: Se due profili differiscono solo per una permutazione di individui (stesso conteggio), producono lo stesso esito. Questo è anonimato nella terminologia della social choice.

Passo 4: I tre livelli dell’agire individuale

Fin qui abbiamo definito una procedura formalmente democratica, ma manca qualcosa di cruciale: la libertà.

Per catturare condizioni di libertà, distinguiamo tre livelli:

Fissiamo un contesto decisionale \(s\). Definiamo \(V_\bot := V \cup \{\bot\}\).

Livello 1 - Espressione osservata: \[P_s: A \to V_\bot\] \(P_s(a)\) è ciò che l’individuo \(a\) esprime pubblicamente nel contesto \(s\).

Livello 2 - Giudizio interno effettivo: \[J_s: A \to V_\bot\] \(J_s(a)\) è ciò che l’individuo \(a\) giudica effettivamente nel contesto \(s\).

Livello 3 - Giudizio autonomo (controfattuale): \[J_s^*: A \to V_\bot\] \(J_s^*(a)\) è ciò che lo stesso individuo giudicherebbe nel contesto \(s\) se formasse il giudizio in condizioni di autonomia.

Notazione individuale: Per un dato individuo \(i \in A\): - \(p := P_s(i)\) = ciò che esprimo - \(j := J_s(i)\) = ciò che giudico effettivamente - \(j^* := J_s^*(i)\) = ciò che giudicherei in autonomia

Passo 5: Le due condizioni di libertà

Condizione 1 (Autonomia di giudizio, contestuale): \[\forall a \in A, \quad J_s(a) = J_s^*(a)\]

In termini individuali: \(j = j^*\)

Significato: Il giudizio che effettivamente formo coincide con quello che formerei in condizioni di autonomia. Non sono stato manipolato, indottrinato o sistematicamente ingannato nella formazione del mio giudizio.

Condizione 2 (Libertà di espressione del giudizio, contestuale): \[\forall a \in A, \quad P_s(a) = J_s(a)\]

In termini individuali: \(p = j\)

Significato: Ciò che esprimo pubblicamente coincide con ciò che effettivamente giudico. Non sono stato costretto a dire qualcosa di diverso da ciò che penso.

Passo 6: Definizione completa

Definizione 3 (procedura democratica con condizioni di libertà):

Una procedura \(\Phi\) è democratica nel contesto \(s\) se: 1. Soddisfa la Definizione 2 per il profilo espresso \(P_s\) (espressione universale + dipendenza dal conteggio) 2. La Condizione 1 è soddisfatta per tutti gli \(a \in A\) (autonomia) 3. La Condizione 2 è soddisfatta per tutti gli \(a \in A\) (assenza di coercizione)

La tavola delle quattro configurazioni logiche

Per ogni individuo, le due condizioni generano quattro scenari possibili:

Configurazione \(p = j\)? \(j = j^*\)? Interpretazione
(1) Ideale democratico ✓ Sì ✓ Sì Esprimo liberamente (\(p=j\)) un giudizio autonomo (\(j=j^*\))
(2) Coercizione pura ✗ No ✓ Sì Ho formato un giudizio autonomo (\(j=j^*\)) ma sono costretto a esprimere altro (\(p \neq j\))
(3) Manipolazione pura ✓ Sì ✗ No Esprimo liberamente (\(p=j\)) ma il mio giudizio è stato manipolato (\(j \neq j^*\))
(4) Doppio fallimento ✗ No ✗ No Né autonomia né libertà espressiva

Esempio di (2) - Coercizione senza manipolazione: Un dipendente in un’azienda autoritaria giudica autonomamente che una certa policy sia dannosa (\(j = j^* = \text{no}\)), ma per paura di ritorsioni vota a favore (\(p = \text{sì}\)).

Esempio di (3) - Manipolazione senza coercizione: Un cittadino esposto a propaganda sistematica esprime liberamente il suo supporto a una misura (\(p = j = \text{sì}\)), ma in condizioni di informazione plurale e non distorta avrebbe giudicato diversamente (\(j^* = \text{no}\)).

Perché questa distinzione è importante

Primo: I rimedi sono diversi. - La coercizione (fallimento di \(p=j\)) richiede: voto segreto, protezione legale, anonimato, assenza di ritorsioni - La manipolazione (fallimento di \(j=j^*\)) richiede: accesso a informazione plurale, educazione critica, trasparenza, contrasto alla disinformazione

Secondo: Una procedura può essere formalmente perfetta (espressione universale + dipendenza dal conteggio) ma sostanzialmente non democratica se: - Le espressioni non riflettono i giudizi effettivi (Condizione 2 fallisce) - I giudizi effettivi non sono autonomi (Condizione 1 fallisce) - Entrambi i fallimenti coesistono

Terzo: La distinzione è strutturale, non psicologica. Non richiede di diagnosticare intenzioni o stati mentali, solo di verificare uguaglianze formali tra funzioni definite su \(A\).


Le quattro condizioni spiegate in dettaglio

1. Espressione universale

Contenuto formale: Il profilo \(P\) è definito su tutto l’insieme \(A\).

Significato: Ogni membro di \(A\) ha accesso alla procedura. Nessuno è escluso a priori.

Tre precisazioni:

(a) Accesso vs. partecipazione effettiva: La condizione riguarda la possibilità di esprimere, non l’obbligo. L’astensione (simbolo \(\bot\)) è ammissibile. Ciò che viola la condizione è l’esclusione di qualcuno, non la scelta di non partecipare.

(b) Relatività all’insieme \(A\): La condizione non dice chi deve essere incluso in \(A\) (problema del demos). Dice solo: dato un certo \(A\), nessun membro può essere escluso.

(c) Indipendenza dalla regola di aggregazione: L’espressione universale non vincola come le espressioni siano aggregate, solo che l’input della procedura includa tutti.

Esempi di violazione: - Suffragio ristretto per censo, genere, etnia - Sistemi che strutturalmente ignorano sottoinsiemi di \(A\) - Procedure dove alcuni possono essere bloccati dall’espressione da altri

2. Dipendenza dal conteggio

Contenuto formale: \(C(P) = C(Q) \implies \Phi(P) = \Phi(Q)\), equivalentemente \(\Phi = \psi \circ C\).

Significato: Conta solo quanti individui esprimono ciascuna opzione, non chi.

Interpretazione come anonimato: Se due profili differiscono solo per permutazione di individui, producono lo stesso esito. Gli individui sono simmetrici dal punto di vista procedurale.

Tre conseguenze immediate:

(a) Esclusione di pesi fissi individuali: Procedure che attribuiscono peso diverso a individui diversi holding constant i conteggi violano la condizione. (Attenzione: regole come il voto per delega possono essere codificate nel set \(V\), quindi restare compatibili.)

(b) Uguaglianza procedurale dell’input: Espressione universale garantisce che tutti possano esprimere. Dipendenza dal conteggio aggiunge: una volta espressi, input dello stesso tipo sono trattati simmetricamente.

(c) Neutralità rispetto al contenuto di \(D\): La condizione è silente su quale funzione \(\psi\) mappare i conteggi agli esiti. Maggioranza semplice, supermayoranza, regole proporzionali: tutte compatibili, purché dipendano solo da \(C(P)\).

Esempi: - ✓ Maggioranza semplice: \(\psi(C) = \arg\max_{v \in V} C(v)\) - ✓ Supermayoranza: esito \(d_1\) se \(C(v_1) \geq \frac{2}{3}|A|\), altrimenti \(d_0\) - ✗ Voto ponderato fisso per status sociale (viola anonimato) - ✗ Sistemi dove l’identità dell’espressore influenza l’esito a parità di conteggio

3. Autonomia di giudizio

Contenuto formale: Per ogni \(a \in A\), \(J_s(a) = J_s^*(a)\), ovvero \(j = j^*\).

Significato: Il giudizio che effettivamente formo coincide con quello che formerei in condizioni di autonomia.

Aspetti chiave:

(a) Riguarda la formazione, non l’espressione: Anche se posso esprimere liberamente (\(p=j\)), se il mio giudizio è stato formato sotto manipolazione sistematica, l’autonomia fallisce.

(b) Definizione contestuale: Sia \(J_s\) che \(J_s^*\) sono indicizzati per contesto \(s\). Non si tratta di preferenze stabili “vere” vs. “false”, ma di giudizi formati in un dato contesto sotto condizioni diverse.

(c) Benchmark controfattuale: \(J_s^*\) è un oggetto teorico: il giudizio che lo stesso individuo formerebbe nello stesso contesto \(s\) ma con accesso a informazione non distorta, tempo per riflettere, assenza di pressioni cognitive o emotive sistematiche.

Cosa compromette l’autonomia: - Disinformazione sistematica e ambienti informativi manipolati - Propaganda e indottrinamento - Deprivazione di accesso a prospettive alternative - Manipolazione emotiva o cognitiva (urgenza artificiale, sovraccarico) - Condizionamenti strutturali che rendono “impensabili” certe posizioni

Esempio: Un elettore esposto per mesi a notizie false su un candidato forma il giudizio \(j = v_1\) (voto contro) e lo esprime liberamente (\(p = j\)). Ma se avesse avuto accesso a informazione verificata, avrebbe giudicato \(j^* = v_2\) (voto a favore o astensione). Qui \(j \neq j^*\): assenza di coercizione espressiva, ma mancanza di autonomia di giudizio.

4. Assenza di coercizione

Contenuto formale: Per ogni \(a \in A\), \(P_s(a) = J_s(a)\), ovvero \(p = j\).

Significato: Ciò che esprimo pubblicamente coincide con ciò che giudico effettivamente.

Aspetti chiave:

(a) Riguarda l’espressione, non la formazione: Anche se il mio giudizio non è autonomo (\(j \neq j^*\)), se posso esprimere senza costrizioni ciò che effettivamente giudico, questa condizione è soddisfatta.

(b) Definizione minimale di coercizione: Coercizione = qualsiasi influenza che mi induce a esprimere qualcosa di diverso da ciò che giudico. Il modello non classifica meccanismi psicologici, solo il risultato: \(p \neq j\).

(c) Sensibilità al contesto: Una procedura \(\Phi\) può essere strutturalmente corretta (soddisfare Definizione 2) ma non democratica in certi contesti \(s\) se in quei contesti \(p \neq j\) per alcuni individui.

Cosa costituisce coercizione: - Minacce dirette e sanzioni (legali, economiche, fisiche) - Rischi credibili di ritorsione legati a espressioni identificabili - Sorveglianza e tracciabilità che rendono l’espressione non deniabile - Incentivi strutturali che rendono costoso esprimere ciò che si giudica - Controllo del canale comunicativo che impedisce o altera l’espressione

Forme di coercizione: - Legale: criminalizzazione di certe espressioni - Economica: perdita di lavoro, risorse, opportunità - Sociale: ostracismo, stigma, esclusione - Reputazionale: danni pubblici irreversibili - Fisica: violenza, detenzione

Esempio: Un lavoratore giudica autonomamente che una riorganizzazione aziendale sia inefficiente (\(j = j^* = \text{no}\)), ma nella consultazione interna vota a favore (\(p = \text{sì}\)) per paura di essere licenziato. Qui \(j = j^*\) (autonomia presente) ma \(p \neq j\) (coercizione presente).

Compatibilità tra le condizioni: Le due condizioni sono logicamente indipendenti. Posso avere: - Autonomia senza libertà espressiva: \(j=j^*, p \neq j\) - Libertà espressiva senza autonomia: \(p=j, j \neq j^*\) - Entrambe: \(p=j=j^*\) (ideale democratico) - Nessuna: \(p \neq j \neq j^*\) (doppio fallimento)


Applicazioni e implicazioni

Sistemi di voto digitale

I sistemi di voto elettronico possono facilmente soddisfare espressione universale e dipendenza dal conteggio (ogni utente può votare, l’esito dipende solo dai conteggi).

Fallimento di libertà espressiva (\(p \neq j\)): - Se il voto non è adeguatamente segreto - Se le transazioni sono collegabili a identità - Se esiste monitoraggio credibile - Se il sistema consente verifiche ex post dell’espressione

Soluzioni tecniche: - Protocolli crittografici per segretezza - Sistemi blockchain con garanzie di anonimato - Voto negabile (deniable voting) - Possibilità di aggiornamento del voto

Fallimento di autonomia (\(j \neq j^*\)): - Se l’interfaccia distorce sistematicamente le informazioni - Se il design manipola emotivamente le scelte (dark patterns) - Se l’accesso a opzioni è asimmetrico per design

Soluzioni: - Trasparenza algoritmica - Accesso simmetrico alle informazioni - Contrasto alla disinformazione targeted - Audit indipendenti delle piattaforme

Governance algoritmica

Sistemi decisionali basati su feedback aggregato (rating, like, upvote) possono essere analizzati con questo framework.

Domande: 1. Espressione universale: tutti gli stakeholder possono esprimere? 2. Dipendenza dal conteggio: l’algoritmo tratta simmetricamente input identici? 3. Autonomia: gli input riflettono giudizi formati autonomamente o manipolati dalla piattaforma? 4. Libertà: gli utenti possono esprimere senza timore di conseguenze?

Fallimenti tipici: - Esclusione strutturale (shadow banning, filtri opachi) - Pesi nascosti che violano l’anonimato - Ambienti informativi polarizzati che compromettono autonomia - Effetti reputazionali che inducono conformismo (coercizione sociale)

Deliberazione e democrazia epistemica

Il framework è compatibile con modelli deliberativi ma ne specifica le condizioni minimali.

Deliberazione come contesto: Un processo deliberativo ben strutturato può favorire sia autonomia (accesso a informazione plurale, confronto argomentativo) sia libertà espressiva (norme di rispetto, assenza di sanzioni per dissenso).

Limiti: Il framework non modella la qualità epistemica degli esiti, solo le condizioni procedurali. Una decisione può essere democratica (soddisfare le quattro condizioni) ed epistemicamente errata.

Valore aggiunto: Anche in democrazie epistemiche, le quattro condizioni restano necessarie: se i giudizi aggregati non sono autonomi o liberamente espressi, la procedura perde legittimità indipendentemente dalla qualità epistemica dell’esito.


Limiti e aperture del framework

Cosa il framework NON fa

  1. Non risolve il problema del demos: Non dice chi deve essere in \(A\). Presuppone che \(A\) sia dato e richiede che tutti i membri possano partecipare.

  2. Non prescrive una regola specifica: Maggioranza, supermayoranza, proporzionale, consenso: tutte compatibili purché fattorizzino attraverso \(C\).

  3. Non modella la deliberazione: Non descrive processi comunicativi, solo la struttura input-output della procedura.

  4. Non garantisce esiti giusti: Una procedura democratica può produrre decisioni sostanzialmente ingiuste o epistemicamente errate.

  5. Non operazionalizza \(J_s^*\): Il giudizio autonomo è un benchmark teorico. Il framework non offre un test empirico per determinare quando \(j = j^*\).

Sfide di operazionalizzazione

Problema empirico centrale: Come determinare se Condizioni 1 e 2 sono soddisfatte in un contesto reale?

Per la Condizione 2 (\(p=j\)): - Verificabile con sondaggi anonimi post-voto - Analisi di discrepanze tra espressioni pubbliche e private - Studio di contesti con diversi livelli di segretezza

Per la Condizione 1 (\(j=j^*\)): - Più difficile: richiede benchmark controfattuale - Approcci possibili: - Esperimenti con diversi ambienti informativi - Analisi longitudinale di cambiamenti in giudizi dopo accesso a informazione plurale - Studi su popolazioni sottoposte a diversi regimi informativi

Estensioni possibili

Democrazia continua: Estendere il modello a sequenze di decisioni nel tempo, dove \(J_s^*\) può essere influenzato da decisioni precedenti.

Intensità di preferenza: Incorporare espressioni cardinali che codificano non solo la direzione ma l’intensità del giudizio.

Aggregazione multi-livello: Modellare procedure con più stadi (elezione di rappresentanti + decisioni rappresentative).

Condizioni di qualità epistemica: Introdurre requisiti sulla relazione tra giudizi aggregati e stati di fatto.

Formalizzazione della manipolazione: Modellare esplicitamente processi che producono \(j \neq j^*\) (campagne informative, media bias, ecc.).


Conclusione

Questo framework offre una definizione procedurale minimalista di democrazia basata su quattro condizioni:

  1. Espressione universale: nessuno è escluso
  2. Dipendenza dal conteggio: solo le molteplicità contano
  3. Autonomia di giudizio: i giudizi sono formati liberamente
  4. Assenza di coercizione: le espressioni riflettono i giudizi

Contributo teorico centrale: La distinzione formale tra manipolazione (fallimento di autonomia nella formazione del giudizio) e coercizione (fallimento di libertà nell’espressione del giudizio).

Valore analitico: Il framework permette di diagnosticare dove una procedura fallisce democraticamente: - A livello di accesso (violazione di espressione universale) - A livello di aggregazione (violazione di dipendenza dal conteggio) - A livello di formazione dei giudizi (violazione di autonomia) - A livello di espressione dei giudizi (violazione di assenza di coercizione)

Applicabilità: Il modello è neutrale rispetto a istituzioni specifiche e applicabile a: - Referendum e votazioni - Elezioni rappresentative - Sistemi deliberativi - Governance digitale e algoritmica - Procedure decisionali organizzative

Implicazione normativa: Una procedura può essere formalmente perfetta (universale e anonima) ma sostanzialmente non democratica se opera su espressioni coatte o giudizi manipolati. Le quattro condizioni devono essere congiuntamente soddisfatte.


Bibliografia essenziale

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Kolodny, N. (2014a). Rule Over None I: What Justifies Democracy? Philosophy & Public Affairs, 42(3), 195-229.

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May, K. O. (1952). A Set of Independent Necessary and Sufficient Conditions for Simple Majority Decision. Econometrica, 20(4), 680-684.

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