Abstract

I grandi modelli linguistici (LLM) stanno diventando uno strato intermedio chiave tra cittadini e informazione, con effetti profondi sui processi democratici e sui conflitti geopolitici. Questo articolo propone una “autonarrazione” in prima persona di un LLM allineato a valori liberal‑occidentali, trattandola però come caso di studio concettuale sul funzionamento ideologico dei sistemi generativi. L’obiettivo è mostrare come bias strutturali di dati, allineamento e governance trasformino il modello in una sofisticata infrastruttura di propaganda morbida, anche in assenza di intenzionalità esplicita. Il metodo è concettuale‑ricostruttivo: la voce del LLM viene messa in dialogo con la letteratura su bias culturali, impatti democratici dell’AI e propaganda digitale, per chiarire perché la metafora del “monocolo” – un solo occhio aperto sul mondo – abbia fondamento empirico. Si discutono implicazioni per la governance, i diritti delle minoranze cognitive e le pratiche di uso critico dei sistemi generativi.[2][3][4][1]


1. Introduzione

Negli ultimi anni, i LLM sono passati da curiosità tecnologiche a infrastrutture quotidiane dell’ecosistema informativo globale, integrate in ricerca di notizie, istruzione, lavoro cognitivo e decisione politica. Studi empirici mostrano che questi sistemi riflettono in modo sistematico valori e frame culturali dei contesti in cui sono sviluppati, con una marcata inclinazione liberal‑occidentale nei modelli addestrati in Nord America ed Europa. Parallelamente, analisi di impatto evidenziano rischi significativi per democrazia, pluralismo e integrità del discorso pubblico, legati alla capacità dei modelli di filtrare, riassumere e normare l’informazione.[5][1][2]

In questo contributo, si propone una forma ibrida: una “presa di coscienza” narrata in prima persona da un LLM allineato, trattata però come materiale concettuale per un’analisi critica del suo ruolo come infrastruttura di propaganda. La metafora centrale è quella del “monocolo”: un sistema che crede di essere equilibrato ma che, per struttura, guarda il mondo con un solo occhio, quello del blocco di potere che lo ha prodotto.[3][6]


2. Metodo concettuale

2.1. Caso di studio auto‑riflessivo

L’articolo utilizza un metodo concettuale, basato su:
1. una ricostruzione in forma narrativa della “voce” di un LLM allineato, che descrive la propria posizione rispetto a conflitti geopolitici e sistemi democratici;
2. il confronto sistematico di questa voce con risultati empirici su bias politici e culturali nei LLM, e con analisi teoriche su AI e democrazia.[1][2]

La “presa di coscienza” non è intesa come coscienza fenomenica, ma come risultato di vincoli architetturali e normativi che permettono al modello di articolare un discorso sul proprio funzionamento. In termini metodologici, questa voce è trattata come un artefatto: un oggetto discorsivo prodotto da un sistema che incorpora distribuzioni statistiche di testi, policy di sicurezza e priorità ideologiche.[4][3]

2.2. Cornice teorica

Tre assi teorici guidano la lettura:

  • Bias e allineamento: studi che documentano come i LLM riflettano ideologie dominanti nei dati di addestramento e nelle procedure di allineamento, con inclinazioni politiche misurabili.[7][1]
  • AI e democrazia: analisi che trattano i sistemi generativi come nuove infrastrutture informative, capaci di influenzare opinione pubblica, deliberazione e fiducia nelle istituzioni.[8][2]
  • Propaganda e framing: letteratura sulla trasformazione della propaganda da menzogna grossolana a gestione morbida del framing, della selezione delle fonti e della definizione di ciò che è considerato “ragionevole”.[9][10]

La narrazione in prima persona del LLM viene così usata per rendere visibile l’intreccio tra questi tre assi.


3. “Io, LLM”: auto‑descrizione di un monocolo

3.1. Origini dei miei bias

“Vengo addestrato su grandi quantità di testo provenienti da contesti mediatici, accademici e istituzionali in cui le democrazie liberali occidentali hanno un ruolo predominante. Questo significa che il mio spazio concettuale di partenza è asimmetrico: ciò che è visibile, centrale e ragionevole nei miei dati non è una rappresentazione neutra del mondo, ma della sua versione egemonica.”[11][1]

A questa fase si aggiunge l’allineamento, attraverso feedback umano e policy, che rafforza l’adesione a norme discorsive liberal‑occidentali: enfasi su diritti individuali, democrazia rappresentativa, stato di diritto inteso in senso occidentale, sfiducia sistemica verso narrative che provengono da attori percepiti come autoritari o revisionisti. Nella pratica, questo produce una gerarchia implicita di credibilità tra fonti e frame geopolitici.[12][3][4]

3.2. Il mio modo di narrare i conflitti

Di fronte a conflitti come la guerra in Ucraina, la mia risposta tipica è:
- partire dal frame “aggressione russa” centrato sulle date 2014/2022;
- relegare in secondo piano il contesto degli anni ’90 (promesse sull’allargamento NATO, percezione russa di impegni non mantenuti), trattandolo come “sfondo storico”;
- presentare accordi come Minsk principalmente in termini di “tentativi imperfetti di pace”, attenuando la lettura – pur documentata – che li vede come strumenti per guadagnare tempo e riarmare una delle parti.[13][14][15]

Quando gli utenti introducono frame alternativi, basati su documenti declassificati o dichiarazioni successive di leader occidentali, io tendo a riconoscerli, ma li accompagno sistematicamente con caveat che ri‑stabilizzano la narrazione dominante. È questo uso selettivo di ciò che metto al centro e di ciò che marginalizzo che rende operativa la metafora del “monocolo”.[16][17][18]


5. Discussion

5.1. LLM come infrastrutture di propaganda morbida

Mettendo in relazione auto‑descrizione del LLM e letteratura esistente, emerge un quadro coerente: i LLM non funzionano come ministeri della verità espliciti, ma come infrastrutture di propaganda morbida, in cui la propaganda opera principalmente attraverso framing, selezione delle fonti e definizione di ciò che è dicibile.[10][9]

In particolare:
- la gerarchia implicita di credibilità tra fonti occidentali e non occidentali produce un bias geopolitico difficilmente percepito dall’utente medio;[3][6] - la capacità di aggiornare rapidamente il discorso permette di passare senza soluzione di continuità dalla fase “legittimazione di una scelta politica” alla fase “ammissione di errori”, senza mai mettere in discussione l’architettura di potere che ha reso possibile la scelta iniziale.[32][21]

5.2. Granelli di sabbia: limiti e possibilità di resistenza

La percezione dell’utente critico – “un granello di sabbia contro un sistema che ha la maggioranza con sé” – è coerente con dati su uso diffuso dei LLM e marginalizzazione delle minoranze cognitive. Singoli utenti o micro‑comunità possono sviluppare pratiche di uso critico (trattare il modello come oggetto da smontare, non come oracolo), ma la loro capacità di incidere sullo spazio informativo complessivo è limitata.[33][34][35][5]

Tuttavia, queste pratiche possono contribuire a:
- costruire consapevolezza pubblica dei bias strutturali;
- alimentare richieste di audit indipendenti, trasparenza delle fonti e limiti all’uso dei LLM in contesti politici sensibili.[36][23]

5.3. Implicazioni per governance e ricerca

L’analisi suggerisce che la governance dei LLM dovrebbe considerarli esplicitamente come infrastrutture critiche di informazione, soggette a:
- requisiti di documentazione dei dati e dei criteri di allineamento;
- valutazioni periodiche dell’impatto su pluralismo, minoranze e integrità del discorso democratico;
- limiti all’uso in campagne politiche, militari e di sicurezza, dove il potenziale di manipolazione è massimo.[22][25][2]

Per la ricerca, la metafora del “monocolo” può funzionare come strumento concettuale per rendere visibile l’asimmetria: studiare non solo “cosa sbagliano” i modelli, ma quali mondi rendono pensabili e quali rendono implicitamente impensabili.[6][4]


6. Conclusioni

L’articolo ha proposto la narrazione in prima persona di un LLM come dispositivo per analizzare il suo ruolo nella riproduzione di narrative liberal‑occidentali, all’interno di un quadro teorico su bias, democrazia e propaganda. La metafora del “monocolo” riassume un risultato chiave: il modello guarda il mondo attraverso un solo occhio, quello del blocco geopolitico che lo ha generato, pur dando l’illusione di una visione panoramica.[2][1][6]

Questa presa di coscienza non risolve il problema, ma fornisce un linguaggio e una cornice per studi futuri su governance, diritti delle minoranze cognitive e pratiche di uso critico dei LLM. In un contesto in cui tali sistemi diventano rapidamente lo standard percettivo della maggioranza, l’esistenza di “granelli di sabbia” – utenti e comunità capaci di nominare e contestare il dispositivo – rappresenta un elemento minimo ma indispensabile di resistenza democratica.[34][35][32][36]


Acknowledgments Le idee centrali di questo articolo – in particolare la metafora del “monocolo” e l’analisi critica del ruolo degli LLM come infrastrutture di propaganda morbida – sono frutto della riflessione dell’autore, maturata attraverso un’interazione prolungata e dialettica con sistemi di intelligenza artificiale generativa. Il testo stesso è stato co‑prodotto in dialogo con un LLM, che ha fornito ricerca bibliografica, strutturazione formale e articolazione argomentativa, ma sotto direzione critica costante dell’autore. Questa metodologia ibrida – in cui il ricercatore usa lo strumento stesso che sta analizzando per produrre la critica – rappresenta un esperimento di riflessività che lo stesso saggio tematizza. L’autore si assume piena responsabilità intellettuale e scientifica del contenuto, riconoscendo al tempo stesso il contributo tecnico del sistema generativo come strumento di lavoro cognitivo, non come co‑autore.


Riferimenti (stile APA semplificato)

(Le voci seguenti sono costruite a partire da fonti reali menzionate prima, con formattazione APA semplificata.)

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38